In viaggio con l’autocaravan e la nostra amata bicicletta, per scoprire castelli, musei, chiese e parchi, immergendoci nella storia e nella bellezza
1° giorno
Partiamo da Vigliano Biellese alle 8 del mattino. Io e mio marito Diego amiamo molto la Toscana e l’abbiamo visitata più volte negli anni scorsi. Ma in passato eravamo costretti a venire in agosto, mentre adesso Diego è in pensione e la primavera ci sembra la stagione migliore.
Abbiamo già visitato piuttosto bene le mete classiche come Pisa, Siena e naturalmente Firenze, dove sostavamo nel bellissimo campeggio Michelangelo che adesso purtroppo non c’è più. Questa volta la visita comprenderà soprattutto piccoli borghi. Del resto in Toscana la bellezza è di casa ovunque. La nostra prima meta è Lucca. Pensiamo di fermarci nell’area di sosta Luporini, dotata di tutti i servizi per autocaravan, ma poi scopriamo Piazzale Don Franco Baroni dove c’è un enorme parcheggio gratuito (lat. 43.8509 – lng. 10.5016). Ci sono parecchi altri mezzi e la zona è tranquilla, inoltre è molto più vicino al centro (l’unico inconveniente è il fatto che il mercoledì e il sabato mattina ospita il mercato). C’è anche una fontanella per l’acqua facilmente accessibile.
Decidiamo di prendere le biciclette. Lucca è una città ideale per i ciclisti, è tutta in piano, ci sono quattro chilometri e mezzo di mura percorribili sia a piedi sia in bici e le distanze tra i luoghi di interesse non sono eccessive. Entriamo nelle mura attraverso una porta vicina alla chiesa di San Frediano. Ci dirigiamo al Duomo, che ci incanta con le sue bellissime volte stellate e variopinte. Ci colpisce in modo particolare una bellissima “Ultima Cena” del Tintoretto. La luce parte dal volto di Cristo e si irradia intorno creando un’atmosfera mistica e sacra che richiama a qualcosa che va oltre questo mondo. E l’effetto è ancora maggiore osservando il dipinto a parecchi metri di distanza. Veramente avremmo voluto vedere anche il famoso “Volto Santo”, un antichissimo crocifisso ligneo, molto venerato che attira fedeli da tutto il mondo perché si dice che sia stato scolpito in Terrasanta da Nicodemo, ma scopriamo che è in restauro e rimaniamo a bocca asciutta. Ci consoliamo con la sempre splendida statua di “Ilaria del Carretto” così bella, serena e solenne nel suo letto di marmo.
La prossima meta è la torre Guinigi. Pare che ci siano degli alberi in cima alla torre, qualcosa di unico. Diego sostiene che non riuscirò a fare i 200 gradini occorrenti. Ma quando c’è qualcosa di così bello da vedere vale la pena di fare un piccolo sforzo. Arriviamo in cima e tutta Lucca si offre al nostro sguardo. E gli alberi ci sono davvero. Si tratta di sette piccoli lecci che sono lì da centinaia di anni piantati in circa un metro di terra. Dopo qualche foto dobbiamo scendere perché si è levato un forte vento e il tempo sta cambiando. Al ritorno passiamo per piazza San Giusto dove c’è la piazzetta dei libri, una serie di bancarelle di libri usati, dove non riusciamo mai a passare senza fare qualche acquisto. Risaliamo anche via Fillungo, animatissima via piena di negozi che sono una gioia per gli occhi. Alla fine torniamo alla base. Siamo molto stanchi perché stamattina abbiamo percorso circa 350 km con il nostro mezzo, e poi abbiamo visto un po’ la città nel pomeriggio. Domani forse pioverà. Ci dedicheremo ai musei…
2° giorno
Visto che piove pensiamo di visitare palazzo Mansi e palazzo Guinigi, entrambi musei nazionali. Ma sono entrambi chiusi la domenica. Veramente palazzo Mansi sarebbe aperto la terza domenica del mese, ma oggi è la seconda. Non è destino. Ci sono moltissimi turisti a Lucca, soprattutto stranieri. Tenere chiusi i due musei due giorni di fila (perché restano chiusi anche al lunedì) non è il massimo. Ci consoliamo con palazzo Pfanner che, essendo privato, è sempre aperto.
Si tratta di un bel palazzo, con un bellissimo giardino progettato da Filippo Juvarra. Ma quello che ci ha colpito è la storia di uno dei proprietari. Si tratta di un medico, Pietro Pfanner, vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e il 1935. Nel palazzo ci sono molte vetrinette che contengono i suoi strumenti di lavoro. Sono un po’ impressionanti, molto rudimentali rispetto a oggi naturalmente. Però la cosa commovente è che quest’uomo, diventato un medico e un chirurgo famoso che annoverava tra i suoi pazienti anche il compositore Puccini, era solito curare persone di tutte le classi sociali e quando visitava dimore particolarmente povere lasciava di nascosto del denaro sotto al cuscino perché anche le persone indigenti potessero comprarsi le medicine. Quindi divenne medico di Lucca per due anni negli anni Venti del secolo scorso, e durante il suo mandato si adoperò per costruire fognature moderne e si impegnò sempre moltissimo per il bene dei suoi concittadini.
Una vita esemplare che ci ha toccato profondamente. A parte ciò il palazzo è davvero scenografico e ha ospitato molti set cinematografici. Il suo scalone monumentale, per fare solo un esempio, compare ne “Il marchese del Grillo”. Con questa visita si conclude la mattinata. Nel pomeriggio ci spostiamo di 10 km a nord est di Lucca per visitare la Villa reale di Marlia.
È davvero una dimora degna di un re. Fu realizzata dalla sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi nel 1806. Contemporaneamente fu impiantato anche un vastissimo giardino all’inglese, fatto piuttosto raro in Italia. Nel 1923 fu acquistata dai conti Pecci Blount e divenne un centro di ritrovo per artisti e letterati di fama. La contessa Anna Laetitia, detta Mimì, era una vera mecenate e aprì la sua villa a personalità eminenti in ogni campo, ma soprattutto artisti come Picasso e a personaggi famosi come i duchi di Windsor e Jaqueline Kennedy. Si può visitare la casa che è assai imponente e in stile impero, ma poi ci sono delle dependances che racchiudono molte curiosità. Ad esempio una collezione di oggetti acquistati in una serie di viaggi in tutto il mondo.
Ci sono soprattutto bamboline in costume locale, ma non manca nemmeno un copricapo piumato dei Sioux e un abito femminile della stessa tribù. Insomma si attraversano poche stanze e sembra di fare il giro del mondo. Inoltre il filmato che racconta la vita della contessa è gradevole e niente affatto noioso. Ci sono anche delle sorprese, visto che il padre della contessa era nipote di un papa. Quindi alcune stanze ospitano cimeli papali, dalle pantofole rosse ricamate, a interi abiti. Poi libri, medaglie, ritratti del medesimo pontefice.
Insomma è stata una visita interessante e piacevole. I giardini sono vasti e spettacolari, ma non li abbiamo potuti esplorare con calma a causa della pioggia incessante. Per il momento è un viaggio un po’ bagnato. Ma non ci perdiamo d’animo. Ci spostiamo a Barga, a una cinquantina di chilometri a nord. Qui troviamo un parcheggio che una volta era un’area di sosta per autocaravan. Adesso le colonnine elettriche non funzionano più. Ma c’è la possibilità di caricare acqua pulita e uno scarico per le acque grige e nere (parcheggio San Cristoforo – lat. 44.0723, lng. 10.4814).
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Articolo di Gianna Locatelli con foto di Diego Capietto, estratto dalla rivista Incamper numero 228.
